il corso mercurio

 

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ITALIANO

 

 

1. Moravia

a La vita
a Lo scavo nel mondo borghese
a La scoperta del popolo negli anni del neorealismo
a La noia e gli ultimi romanzi

 

3. Gli Indifferenti

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GLI INDIFFERENTI RECENSIONE
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A GLI INDIFFERENTI

 


È stato detto che il romanzo di Moravia ha il coraggio di demistificare il moralismo fascista presentando, al posto delle famiglie numerose, prospere e felici, operose e moralmente rette, così cara alla propaganda del regime, uno spaccato di vita borghese, corrotta, parassitaria e viziosa. Il romanzo “Gli Indifferenti”, pubblicato da Moravia nel 1929, esprime già nel titolo, l’apatia dei personaggi verso tutti e verso tutto, il loro torpore spirituale. Essi si piegano a tutte le situazioni e ai compromessi, anche i più degradanti, incapaci di reagire. Visto nel contesto della società del tempo, il romanzo svela le ipocrisie e la corruzione della borghesia romana e italiana in genere, del periodo fascista, quando il regime si sforzava di ammantarsi di decoro e perbenismo.
Il romanzo è ambientato in una famiglia borghese: la madre vedova, Mariagrazia, i figli Carla e Michele. Leo, amante ormai annoiato della madre e attratto dalla figlia Carla. Moravia offre quadro impetuoso dello squallore morale che domina la vita dei protagonisti, legati ad un ambiente facoltoso e mondano dal quale non sanno affrancarsi, nonostante il patrimonio familiare sia quasi esaurito.
Mariagrazia è un patetico ritratto di una donna non più giovane, che cerca di nascondere i segui del tempo, s’illude della fedeltà dell’amante e delle sue disponibilità a sostenere economicamente la famiglia. Leo, invece, è un uomo interessato e vizioso che non esita a corteggiare Carla e approfittare della sua debolezza. Carla dal canto suo appare animata da un senso d’insofferenza per la vita e per il rapporto con la madre e da un desiderio di cambiamento. Questo stato d’animo, però, anziché proiettarla al di fuori della famiglia, si risolve nell’accettare la corte di Leo. Michele disgustato dalla relazione di Carla con Leo, decide dopo molte incertezze, di affrontarlo, con l’intenzione di ucciderlo. Ma ha dimenticato di caricare la pistola. Il suo tentativo si svuota di senso e tutto ricade nella consueta “indifferenza” morale: anzi, Michele, elegante e sfaccendato, sembra adattarsi all’idea che Leo possa farsi carico anche di lui, magari procurandoli un lavoro.
Rispetto agli altri protagonisti, Michele appare più lucido e consapevole. Infastidito dall’ingenuità della madre, disgustato dalla scelta di Carla, egli rivolge alla realtà famigliare uno sguardo analitico e riconosce nell’indifferenza il suo male. Michele denuncia il vuoto di sentimenti da cui si sente gravato: odio e amore sono per lui impulsi sconosciuti, passioni d’altri tempi. Egli è reso apatico e incapace di agire dal silenzio assoluto del cuore, dall’essenza d’energie ideali; vorrebbe rivivere in sé valori e sentimenti, agire con prontezza sull’onda di una gran forza interiore. Ma la sua volontà di reagire è debole, perché dal suo pensiero non nasce alcuna azione determinante. Perciò nulla cambia nella vita stagnante degli indifferenti.
Le figure di Moravia, che possano far pensare all’inetto di Svevo, sono schiacciate da un’infelicità cupa e senza sbocco e la loro malattia esistenziale le condanna ad una vita meschina, priva di luce e di riscatto.
La scrittura di Moravia è fredda, distaccata, ha il tono di un pezzo giornalistico su fenomeni di costume, con una cura delle rappresentazioni degli interni, degli abiti, degli ambienti. Il passo che riporta i pensieri di Michele (fumava e pensava, pensava e fumava) offre un ritratto preciso del gusto maschile nella società “bene” degli anni 30.
Il romanzo di Moravia è sicuramente un modo di rappresentare, al di la delle apparenze e con velata ironia, la società italiana degli anni 30, lontana dagli ideali proposti e propagandati del regime. Non a caso la narrativa di Moravia non fu ben vista dal regime.

 

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