La noia e gli ultimi romanzi
Una ripresa decisa dei temi più profondi della visione moraviana si ha con La noia (1960), una delle opere più significative dello scrittore. Il romanzo si collega direttamente al lontano Gli indifferenti, testimoniando la costanza e la coerenza con cui Moravia si accanisce su un groviglio doloroso di problemi. Il protagonista, Dino, è un pittore che non riesce più a dipingere perché non può stabilire rapporti autentici con la realtà, che gli appare assurda, privata di ogni senso. È questa la <<noia>>, che non è altro se non l’antica <<indifferenza>> del Michele degli Indifferenti. Nel romanzo tuttavia Moravia aggiorna quei temi collegandosi, attraverso l’utilizzo di strumenti culturali quali la filosofia esistenzialista e il marxismo, con problematiche che erano molto vive nel dibattito di quegli anni e che erano proposte con urgenza dall’avvento della società industriale avanzata e tecnologica: l’alienazione e la reificazione, cioè la spersonalizzazione dell’uomo e la riduzione dei rapporti umani a rapporti fra cose (nello stesso anno ne trattava anche Calvino sul <<Menabò>>, con il saggio Il mare dell’oggettività: cfr. Generi La poesia, la saggistica e la letteratura drammatica del Novecento). Dino si illude di ritrovare un rapporto con le cose attraverso la relazione con una giovane modella, Cecilia, che ai suoi occhi diviene il simbolo stesso sella realtà. Ma Cecilia è sfuggente, inafferrabile. Il fatto è che Dino, per Moravia, sconta in sè il peccato d’origine della sua classe: non sa concepire il rapporto con la realtà se non attraverso la categoria borghese del possesso; per cui ossessivamente ricerca il rapporto sessuale con Cecilia, nell’illusione di arrivare a possederla, poi, insoddisfatto, ricorre al denaro pagandola dopo ogni amplesso, ma va sempre incontro allo scacco. Per questo, nel romanzo, accanto a quello del denaro il motivo sessuale è dominante. Moravia è convinto sia un modo fondamentale di rapportarsi alla realtà, e che quindi l’indagine sul comportamento sessuale delle persone sia uno strumento conoscitivo indispensabile. La rappresentazione del sesso è pertanto nei suoi romanzi largamente presente, sempre esplicita, talora molto cruda, ma non vi è mai in lui compiacimento morboso. Il sesso è appunto un mezzo conoscitivo, e quindi viene trattato con distaccata, “filosofica” freddezza. La soluzione che Dino trova, dopo un incidente d’auto che lo induce vicino alla morte (sempre l’alienazione vitale degli eroi moraviani sfocia nell’autodistruzione) è il lasciarsi vivere, in una pura contemplazione dell’esistente, senza più pretendere di stabilire un rapporto con le cose attraverso il possesso. È la soluzione a cui perviene anche il protagonista del romanzo successivo, L’attenzione (1965), un giornalista e romanziere che avverte l’inautenticità intrinseca, irrimediabile della realtà, e quindi anche della sua rappresentazione letteraria. Pertanto se fino alla Noia Moravia era rimasto fedele a un modulo di romanzo tradizionale e realistico, con un intreccio ben congegnato (persino con cadute del romanzesco da feuilleton) e con personaggi delineati a tutto tondo, bell’Attenzione mette in questione la forma stessa del romanzo (rivelando così l’influsso della contemporanea neoavanguardia, ce disgregale forme narrative abituali): viene rotta l’illusione di “verità” propria del racconto realistico, poiché alle vicende si mescola il diario in cui il protagonista annota fatti reali ma anche fatti inventati e fantasie concepite in vista di un romanzo da scrivere. Si ha quindi una sorta di romanzo nel romanzo, ciò che è narrato viene ambiguo, il lettore non sa mai se i fatti siano “veri” o inventati dal protagonista.
Dopo L’attenzione Moravia ha ancora scritto molto, ma perdendo purtroppo la forza corrosiva che caratterizzava la sua indagine precedente. Lo scrittore è così tornato con monotona insistenza sui temi da lui prediletti, sia pur cercando di aggiornarli con l’aggancio alle problematiche più attuali. In questi ultimi romanzi la chiarezza geometrica e l'illuministico razionalismo di Moravia, che riuscivano a ridurre i problemi al loro nocciolo essenziale, divengono elementarità e povertà, o schematismo dimostrativo di una tesi preordinata. Anche il linguaggio che, messo al servizio di un’incisiva ed acuta indagine critica, pur nella sua secchezza era estremamente efficace, ora, svuotato dalla sua intima forza corrosiva, diviene piatto, incolore, persino banale. Passiamo rapidamente in rassegna quest'ultima produzione. Io e lui (1971) raffigura in chiave grottesca il problema del sesso, sullo sfondo della velleità “contestatrici” del Sessantotto; La vita interiore (1978) affronta il problema del terrorismo; in 1934 (1982) compare il motivo del “doppio”, e in L’uomo che guarda (1985) l’incubo atomico; Il viaggio a Roma (1988) si incentra su un complesso groviglio edipico; nel rapporto del protagonista con la madre; postumo è ancora parso La donna leopardo (1991).
L’attenzione costante di Moravia ai problemi urgenti dell’attualità, alle idee e alle correnti culturali si è manifestata anche in una vasta produzione saggistica, affidata sia ai volumi (L’uomo come fine, 1964, Impegno controvoglia, 1980, L’inverno nucleare, 1986), sia ad articoli più occasionali, comparsi su riviste e quotidiani. Moravia è sempre stato una presenza vitale nella cultura italiana di questi anni, capace di stimolare la discussione e anche la polemica. I temi dei romanzi, in questo ultimo periodo di attività, sono stati ripresi in vari volumi di racconti: L’autonoma (1962), Una cosa è una cosa (1967), Il paradiso (1970), Un’altra vita (1973), La cosa (1983), La villa del venerdì (1990). Oltre che al cinema, Moravia si è dedicato attivamente anche al teatro: con Enzo Siciliano e Dacia Mariani ha fondato la compagnia <<il porcospino>>, che però è durata solo due anni; ha scritto poi vari testi drammatici, che hanno trovato anche la via del palcoscenico: Il dio Kurt (1968), La vita è gioco (1968), L’angelo dell’informazione (1968, pubblicato con altri testi). La presenza di Moravia nella realtà contemporanea si è manifestati infine nei suoi ultimi viaggi, soprattutto nel Terzo Mondo. Da queste esperienze sono nati vari volumi: Un’idea dell’India (1962), La rivoluzione culturale in Cina (1968), A quale tribù appartieni (1972, dedicato all’Africa), Lettere dal Sahara (1981).
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