il corso mercurio

 

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ITALIANO

 

 

1. Moravia

a La vita
a Lo scavo nel mondo borghese
a La scoperta del popolo negli anni del neorealismo
a La noia e gli ultimi romanzi

 

3. Gli Indifferenti

a Recensione

 

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Lo scavo nel mondo borghese

Gli indifferenti, pur con le ingenuità che sono inevitabili nell’opera di un giovane esordiente, è un romanzo di geniale acutezza: Moravia vi dipinge con sguardo penetrante il suo mondo, quello borghese, di cui coglie lo sfacelo morale, il dissolversi dei valori, l’ipocrisia e la menzogna, propri di un’epoca di decadenza come quella fascista. È un mondo chiuso e soffocante, a cui lo scrittore guarda con lucido disprezzo e disincantata crudeltà, senza però riuscire, nel suo pessimismo, a scorgere alternative. Al centro vi è un personaggio portatore di coscienza, il giovane Michele, che vede chiaramente la negatività di ciò che lo circonda, ma non riesce a stabilire un rapporto con la realtà, a vivere sentimenti autentici, ad agire, e si perde nella sua <<indifferenza>>. Essendogli preclusa l’azione, non gli resta che sognare un mitico mondo passato, in cui era possibile avere un rapporto immediato con la realtà, essere <<tragici e sinceri>>; ma alla fine, data la sua impotenza, la sua opposizione all’esistenza non può sfociare se non in un’integrazione, in cui adattamento ai rituali borghesi. Nel romanzo si delineano i due nuclei tematici a cui Moravia resterà sempre fedele, il sesso e il denaro, visti come le due componenti fondamentali intorno a cui si polarizza la vita umana. Per tutta la sua opera successiva, in fondo, Moravia continuerà lo scavo nel mondo borghese iniziato col primo romanzo, l’indagine impietosa di una crisi da cui egli non intravede vie di salvezza. Negli Indifferenti l’indagine è condotta con una penetrazione ancora istintiva; più tardi, affinando i suoi strumenti culturali, Moravia utilizzerà soprattutto i mezzi della filosofia esistenzialista, quelli della psicanalisi e quelli del marxismo (pur senza mai aderire all’ideologia comunista, come si è già accennato: il marxismo fu per lui solo uno strumento intellettuale, conoscitivo). Dal punto di vista formale, Gli indifferenti presentano ancora una struttura naturalistica, ottocentesca: una narrazione oggettiva in terza persona, con molto dialogo e con frequenti focalizzazioni interne ai personaggi. In un momento in cui in l’Italia il romanzo era in crisi e lasciava il posto alla prosa d’arte, soggettiva, lirica ed evocativa, il giovane Moravia forniva alla scena culturale un solida, tradizionale costruzione romanzesca. Quest’adesione ai moduli del realismo ottocentesco sarà una costante anche nel Moravia successivo, se si accettano certi romanzi di impianto più sperimentale degli ultimi anni.
Meno felice fu la seconda prova romanzesca, Le ambizioni sbagliate (1935), che si risolveva in una costruzione estremamente macchinosa, tra il “giallo” e il romanzo psicologico dostoievkiano, e che la critica e i lettori hanno giustamente messo in secondo piano. A questo romanzo si affiancarono raccolte di racconti, La bella vita (1935), L’imbroglio (1937), sempre di impianto realistico. La ricerca moraviana si svolse poi in altre direzioni con racconti surreali di I sogno del pigro (1940) e con la satirica politica della Mascherata (1941), in cui, attraverso una rappresentazione di una dittatura sudamericana, è colpito ilo regime fascista. Ai temi e alle soluzioni narrative a lui più congeniali, in prosecuzione della linea iniziata con Gli Indifferenti, Moravia torna nel dopoguerra con il racconto lungo Agostino (1945). È la storia della maturazione di un ragazzo tredicenne, di famiglia agiata, che durante una vacanza al mare scopre due aspetti da lui sino allora ignorati della vita, il sesso e l’esistenza delle classi sociali. L’esperienza è traumatica e dolorosa, ma provoca in Agostino una presa di coscienza: da un lato non riesce più ad identificarsi col ruolo di bambino impostogli dalla madre, dall’altro, frequentando un gruppo di ragazzi di estrazione popolare, profondamente diversi da lui, si estrania dal suo ambiente sociale, comincia a guardarlo con occhio critico, sente che non vi può più vivere se non con fastidio, senza peraltro potersi assimilare ai ragazzi proletari. In questo stato di esclusione e di sospensione, dinanzi alla durezza dei rapporti umani che scopre nella vita reale, una volta uscito dal limbo ovattato dell’infanzia, Agostino sente il bisogno disperato di un paese innocente, dove <<tutte queste brutte cose>> non esistano. Questo sogno di un mondo immune dalle brutture della realtà borghese torna sistematicamente negli eroi moraviani, dagli Indifferenti alla Noia: l’analisi pessimistica del negativo; non scoprendo possibili alternative storiche all’esistente, si rifugia nell’utopia. La vicenda di Agostino si chiude con una situazione sospesa, di speranza in una futura integrazione nel mondo degli adulti, che non riesce però a lenire la sensazione presente di dolorosa mancanza: <<Ma non era un uomo; e molto tempo infelice sarebbe passato prima che lo fosse>>.
I temi di Agostino sono ripresi nel 1948 da un altro romanzo breve, La disubbidienza (anche se con minor felicità narrativa, con il procedere più schematico della dimostrazione di una tesi). Anche qui compare una crisi adolescenziale, come quella del tredicenne Agostino. Ma per altri versi Luca vive un’esperienza simile a quella di Michele degli Indifferenti, un’impossibilità di stabilire rapporti col reale. Il ragazzo si estrania progressivamente dalla famiglia, dalla scuola, dai compagni, in una sorta di <<sciopero>> dalla vita, sino ai limiti dell’autoannientamento. Respinge tutti i falsi valori della famiglia borghese, in primo luogo il culto del denaro e della proprietà (è traumatica e determinante nella sua crisi la scoperta che i genitori tengono la cassaforte dietro un’immagine sacra, quindi pregano regolarmente in ginocchio dinanzi al loro denaro). La crisi esistenziale si rivolse in malattia fisica; e Luca è riportato alla vita e alla normalità da una materna infermiera, che lo inizia al sesso. Ma non si può dire che il romanzo termini con una soluzione positiva: l’unica alternativa al rifiuto radicale e autodistruttivo della realtà è un abbandonarsi passivo al puro esistere, nella sua materiale “naturalità”. Rifiutando la società, Luca può salvarsi solo regredendo nel grembo della madre natura.

 

K

 

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